vendredi 19 décembre 2014


Maria Ausiliatrice:  30 CANDELINE!

Sono 30 le candeline su cui soffiano questo 22 dicembre i fedeli di Rivière des Prairies. Sembra ieri, eppure sono già trascorsi ben trent’anni da quel 1982 allorché padre Romano Venturelli vedeva benedire la chiesa della sua Missione Maria Ausiliatrice, da lui fortemente voluta in quell’allora neonascente quartiere comunitario a nord est di Montreal. Ormai gli alberelli piantati a suo tempo lì vicino sono cresciuti ed hanno superato in altezza lo stesso edificio. Anche i figli di quei primi abitanti della zona sono cresciuti e fatti grandi: sembra ieri, ma è già passato il tempo di una generazione da quando il richiamo della Maria Ausiliatrice ha cominciato a confortare il cammino della nostra gente in terra emigrante accompagnando con fede le sue speranze. Con particolare orgoglio mi permetto di dire che c’ero anch’io all’epoca e continuo ancora oggi a vivere la sua vita e quella mia stessa all’ombra della sua protezione. Nata parrocchia con padre Romano, è divenuta via via casa con padre Giuseppe Costamagna, famiglia con padre Luc De Montagne;  e adesso va sempre più divenendo  una comunità cristianamente attiva col nuovo parroco padre Jean Pierre Couturier che, pur non essendo di origine italiana, si è  alacremente immerso anima e corpo nella nostra italianità.

Ad inizio anni 70 un mio caro amico, purtroppo prematuramente scomparso, aveva comprato una delle prime case costruite nella zona. Andandolo a trovare gli dissi scherzosamente: «Ennio, ma proprio nel bosco dovevi venire a comprar casa?»; e lui mi rispose: «Ah Peppi, tu non immagini che grande centro cittadino diventerà questo quartiere fra qualche annetto!»; e così disse e così è stato. Le prime famiglie rivierane di allora vennero prese sotto la cura spirituale di due salesiani di don Bosco: padre Giovanni Faita e padre Romano Venturelli. Il 18 novembre del 1973 il mitico Mons. Andrea Maria Cimichella, benedicendo il «Centro Italiano di Riviere des Prairies» da quei missionari fondato, ebbe a dire che quel piccolo seme avrebbe dato grandi frutti in un futuro non lontano; e così disse e così è stato. Il previggente intuito del mio amico Ennio e le profetiche parole di Mons. Cimichella oggi non sono altro che una eloquente realtà di fatti compiuti. Ritornando a quei giorni, in mancanza di una chiesa la Santa Messa veniva celebrata nella casa dei coniugi Renzo e Alda Viero. Con decreto del 19 marzo 1982 l’Arcivescovo di Montreal Mons. Paul Gregoire sanciva la fondazione della parrocchia Maria Ausiliatrice; ed intanto il 16 ottobre dello stesso anno veniva data la prima palata di terra per la costruzione anche di una chiesa parocchiale. La costruzione della nuova casa del Signore venne affidata alla compagnia edile Chemteck Construction il cui presidente, Michele Sangregorio ne eseguiva i lavori. Venne fondato pure un comitato finanziario, sotto la presidenza del sign. Gerolamo Argento, incaricato di una raccolta fondi per il finanziamento dell’impresa che veniva completata e solennemente benedetta nel 1984…esattamente  il 22 dicembre di 30 anni fa!

La linea semplice della struttura architettonica, di corrente postmoderno, è serenamente arricchita dai mosaici delle vetrate che rompono il silenzio della navata, riempiono lo sguardo di colori ed invitano alla preghiera e alla meditazione. Le sei centrali parlano dell’Incarnazione e della Redenzione; quelle laterali rappresentano Maria di Nazaret, Maria Immacolata, Maria Assunta e Maria Ausiliatrice; ci sono altre minori sulle fiancate laterali e sulla stessa facciata: queste e quelle sono tutte opere di Matteo Martirano…che moriva mentre stava ultimando quella della cupola al di sopra dell’altare; sul portone di entrata, infine, si può ammirare un altro mosaico, eseguito da Luigi Scapino, rappresentante il «sogno di don Bosco»: la nave della Chiesa ancorata tra le colonne della salvezza simboleggianti l’Ostia consacrata e Maria Ausiliatrice. Fiore all’occhielo di ogni chiesa è il campanile; quello della nostra, nella sua originale e snella forma geometrica, raduna la gente in preghiera col richiamo di quattro campane così dedicate: a Cristo, a Maria Madre della Chiesa, a don Bosco e a san Domenico Savio. Esse sono il paterno regalo di Giovanni Venturelli fatto al suo grande figlio padre Romano! Era ancora parroco padre Giuseppe Costamagna allorché la sezione dell’altare e del presbiterio prese l’aspetto solare che ancora oggi attira il nostro sguardo; la pavimentazione fu rinnovata in legno; mentre un gioco di luci, provenienti da pannelli laterali, vanno a rifrangersi su di un giallo sole che fa da sfondo al tabernacolo e, con i suoi raggi  luminosi, condivide la gioia del Risorto. Per la circostanza venne fatto un altro significativo regalo alla Maria Ausiliatrice: è quell’organo che ormai da anni accompagna  i canti della corale con le sue melodiche note; il singolare regalo venne offerto dal noto indistriale campopietrese Giuseppe Paventi, il fondatore della sempre più attiva JPMA Global.

Come già detto più sopra, una delle vetrate laterali raffigura Maria come ausiliatrice dei suoi figli in cammino emigrante; e vi pare che non venisse pure in soccorso di quella coppia emigrante che aveva progettato la sua nuova casa nel nascente quartiere rivierano? In quel lontano 1983 gli architetti Giovanni Palumbo e consorte Anna Saroli, per presentare in tempo i disegni della nascente chiesa, avevano rinunciato ad un volo per andare in vacanza; l’aereo su cui si sarebbero duvuti imbarcare fu abbattuto per ragioni  ancora sconosiute; dei presenti a bordo non si salvò nessuno…un miracolo, quindi,  che ben rispecchia il nome di battesimo della nostra chiesa in Riviere des Prairies, a cui esprimo i più cari auguri di Buon Compleanno!  

jeudi 4 décembre 2014


SOTTO A CHI TOCCA

Chi seguiva i miei articoli in “xxi-secolo”  ricorderà di certo il motto latino “res non verba” di cui parlavo in occasione del 125mo della cittadina di San Leonardo. Queste vecchie sagge parole, infatti, rappresentano quasi la parola d’ordine di detta municipalità tutta italiana…stampate così come sono su quello stemma comunale. Fatti dunque e non parole, perché quelli restano e queste se ne vanno via col vento; fatti e  non parole anche nei nostri impegni sociali affinché le nostre parole non  siano voci nel deserto. Voci nel deserto potrebbero diventare quei tanti incontri che si organizzano per sensibilizzare la gente su determinate iniziative allorché poi, senza fatti concreti…passata la festa gabbato lo santo; voci nel deserto, per esempio, potrebbero risultare i due primi incontri sulla campagna a favore dell’integrazione dell’italiano nelle scuole pubbliche, se non li concretizziamo con l’azione; sarebbe un vero peccato se lo spirito con cui sono stati organizzati  fosse quello di una semplice lavata di faccia o una rituale routine a sfondo accademico.

Se mi permetto di ritornare sull’argomento è per chiedermi e per chiedervi da chi e come l’appena iniziata campagna in proposito debba essere continuata affinché sì nobile sogno non resti nel cassetto. Innanzi tutto, e naturalmente, dovremmo continuare a pedalare noialtri che la bicicletta l’abbiamo voluta. Ed allora, noi che il 24 ottobre e il 16 novembre siamo andati a tributare o a ricevere applausi, prima al Centro da Vinci e a quello Santa Famiglia poi, cerchiamo di coinvolgerci pure in  fatti pratici per non essere di quelli che predicano bene e razzolano male. Quanti sono gli Enti e quante sono le Istituzioni volute e sovvenzionate dal governo italiano per venire incontro alle necessità e ai diritti degli italiani all’estero? Fra tutti questi penso che dovrebbe pur esserci qualcuno  o qualcuna che, avvalendosi delle proprie responsabilità, potrebbe prendere a cuore il futuro linguistico dei nostri figli e supportare la causa in questione. Tanti e tante sono pure i sodalizi e le associazioni di stampo paesano che si vantano di mantenere vivo il nostro folclore, attive  le nostre tradizioni, nonché di dare un orientamento all’italianità dei figli. Il testimone di quali valori cerchiamo di mettere nelle loro mani, se ci tiriamo indietro  proprio ora che abbiamo l’opportunità di abituarli a parlare la nostra stessa lingua? Di conseguenza: almeno quelli che si fregiano dell’appellativo di «culturale» potrebbero dare l’esempio facendo il primo passo! Spesso e volentieri si scende prontamente in piazza per raccogliere firme e sottoscrizioni in favore di questa o quell’altra causa comunitaria o sociale che sia. Il futuro della nostra lingua, mi chiedo, non meriterebbe di essere presa in considerazione con lo stesso fervente entusiasmo? La campagna in questione, a mio avviso, è uno di quei valori che non dovrebbero avere né prezzo né frontiere. Ciò premesso sono particolarmente fiero di poterla sostenere in modo chiaro e trasparente, da milite non assoldato: come insegnante ho appeso la penna al chiodo, chi continua a scendere in campo è il Maestro Cuore…l’educatore di italianità!  Tutto sommato, inoltre, detta campagna dovrebbe essere super partes: al di là della riva bianca, al di là della riva nera; né dovrebbe esserci il signor capitano a dire «tu soldato non sei dei miei». Qualora dovessero esserci vessilli a sventolare…io sono per la  nostra stupenda lingua italiana! E beh sì, ecco qui oltre che alla prova del nove, addirittura un banco per provare di essere quegli onesti cittadini a servire la comunità e non a servirsi di essa.

Non so quando e non so come, ma sono pronto a mettermi in gioco a 360 gradi in questa semina che potrebbe dare, un indomani, buoni frutti alla nostra parlata dantesca. Mi dispiacerebbe comunque dover essere la solita unica rondine che lascia il tempo che trova. Se c’è qualche altro ben intenzionato a volere accompagnare il mio cammino, mi dia una voce ed insieme ci sarà più facile vedere da dove e come muovere i primi passi per poi continuare più speditamente la strada. Se su questo trampolino di lancio salissero pure gli enti, i sodalizi e le istituzioni comunitarie, allora sì che si avrebbe un intero stuolo di rondini…a far primavera.