mardi 22 octobre 2013

Ringraziando i padri salesiani





Innanzi tutto i tre parroci: padre Romano Venturelli, padre Giuseppe Costamagna, padre Luc De Montagne. La "parrocchia" di padre Romano è divenuta "casa" con padre Giuseppe e, ultimamente, "famiglia" con padre Luc. 
E poi: padre Giovanni Faita, padre Thomas Szeliga, padre Romeo Trottier, padre Mike Pace,  padre Enzo Trigatti, padre Domenico Britchu, padre Richard Authier e il travolgente predicatore, compaesano e sosia del papa,  padre Tito Antonio Iannaccio!

É sempre triste dirsi addio. Ragion per cui è con  rammarico che noi rivierani ci troviamo nella rincresciosa vicissitudine di dover salutare i padri salesiani della Maria Ausiliatrice i quali, per motivi di forza maggiore, il 27 ottobre 2013 lasciano il loro apostolato in mezzo a noi. Il futuro della società, come suol dirsi, sono i giovani. In quanto insegnante del PICAI conosco il loro impegno anche nella crescita all’italiana dei nostri studenti; ricordo molto bene, per esempio, gli incontri pedagogici e gli spettacoli di fine anno scolastico che ci lasciavono gentilmente organizzare nel sottosuolo parrocchiale; senza dimenticare che padre Romano prima e, in appresso, padre Giuseppe pure sono stati membri del consiglio amministrativo del suddetto ente. Intanto d’ora in poi, pur non dovendo più ufficiare questa parrocchia, saranno ugualmente in mezzo a noi nella guida spirituale della nostra gioventù nel «Centro salesiano dei giovani» che si trova poco distante dalla chiesa. Il nostro saluto, quindi, non vuol essere affatto un addio perché, stando a quanto detto, assume tutto il sapore di un ARRIVEDERCI! Comunque ci è di conforto il dato di fatto che, anche se restando in Rivière des Prairies solo per plasmare l’animo dei giovani, la traccia del loro passaggio qui tra noi è bene assicurata pure in appresso…quando questi giovani diventeranno i cittadini di domani.  Nel ringraziare i nostri cari missionari di don Bosco, tutti indistintamente anche a nome di tutta la comunità parrocchiale e non, per aver portato la «buona novella» nel nostro quartiere, nelle nostre case e nel nostro cuore -dove resteranno nell’abbraccio del più cordiale ricordo- vi ripropongo quel «raggio di italianità» che scrissi l’anno scorso nel trentesimo della consacrazione della Parrocchia.

(testo scritto nel gen. 2012) In appendice ai festeggiamenti del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia mi piace sottolineare di nuovo che, una volta fatta l’Italia, bisognava fare gli italiani. Ciò premesso mi permetto di affermare che gli italiani, sia in Patria che all’estero, sono stati “fatti” pure da Don Bosco e dai suoi sacerdoti e suore salesiani. Essendo stato ordinato sacerdote nel 1841 ed avendo dato inizio immediatamente a dedicarsi anima e corpo alla formazione dei giovani, il futuro della società anche a quei tempi, possiamo asserire che ha cominciato a fare gli italiani prima ancora che l’Italia fosse stata fatta. La sua vita di apostolo e missionario ha come punto di partenza Valdocco dove apre il primo “oratorio”: è appunto da questa sua giovane esperienza che si manifesta in lui quello che è il vero santo : «l’uomo fedele a Dio, ma anche il testimone privilegiato del suo tempo, capace di suscitare rispetto concreto alle attese del futuro» educando giovani e ragazzi degradati, emarginati, disagiati ed ex carcerati. “L’educazione intellettuale e professionale –diceva- permette di prevenire la delinquenza”; di questo sacrosanto metodo educativo, detto preventivo, ne è a conoscenza ogni maestro come me per averlo studiato attraverso i testi di pedagogia.

É nel 1874 che fonda la Società di san Francesco di Sales, i suoi salesiani, i giovani preti che si dedicheranno alla gioventù negli oratori che a macchia d’olio si estenderanno un po’ dovunque in Italia, in Europa e nel mondo. A quei tempi l’educazione delle ragazze e delle fanciulle era alquanto più trascurata di quella dei maschietti. Don Bosco nel 1872, assieme a Maria Domenica Mazzarello, fonda l’ordine delle «Figlie di Maria Ausiliatrice» che istituiscono quasi una missione nelle missioni, rivolgendo la loro attenzione alle giovani donne ed attuando i primi passi verso l’emancipazione femminile nel nostro Paese. Rimasto orfano di padre a solo due anni, Giovanni Melchiorre Bosco assieme a due fratelli viene cresciuto e  cristianamente elevato dalle sole forze di mamma Margherita Occhiena che avrà un grande ruolo di educatrice nel «rifugio» prima e nell’oratorio di Valdocco in seguito. San Giovanni Bosco non uscì mai dall’Italia, ma una parte della sua infazia sa molto di vita emigrante. Nella frazione di Becchi, dove nacque il 16 agosto del 1815, non c’erano scuole. Ce n’era una a Capriglio, un paesetto vicino, nell’interno di una parrocchia diretta da un certo don Lacqua. Fu solo dietro richiesta della «perpetua» del parroco –zia Marianna Occhiena- che il giovane Giovanni venne ammesso a frequentarla…pur essendo di un «altro paese». Intanto il curato si affezionò tanto a lui fino a difenderlo dai maltrattamenti dei compagni che lo emarginavano perché «forestiero». San Giovanni Bosco, detto per inciso, è il protettore degli editori, degli apprendisti e dei maghi. Il piccolo Giovanni, infatti, insegnava giochi di prestigio e acrobazie da saltimbanchi ai coetanei di Capriglio per attirarli alla messa e alle pratiche religiose, acquistandosi pure le simpatie degli «indigeni».

Considerevole anche il lavoro svolto all’estero dai missionari salesiani che seppero superare i confini nazionali per «formare» pure gli italiani sparsi ovunque nel mondo. Oggi la famiglia salesiana è presente in 130 e più paesi dove con «Ragione, Religione e Amorevolezza va scavando un cammino nella complessità dei nuovi tempi». Ma in quegli anni dell’Unità d’Italia i missionari di Don Bosco partivano prevalentemente per l’Argentina, considerata in quei giorni la seconda patria degli italiani che lasciavano casa in cerca di un pezzo di pane. Nel 1875 parte una prima spedizione missionaria che fonda una parrocchia a Buenos Aires e un collegio per ragazzi a San Nicolas de los Arroyos. L’anno dopo un secondo gruppo apre una scuola di  arti e mestieri dove si formano falegnami, sarti ed altri artigiani. Nel 1977 una terza missione vede implicate pure le Figlie di Maria Ausiliatrice a prendirsi cura delle giovani figlie degli emigranti fin giù in Patagonia. «L’importanza dei salesiani nella cultura del paese sudamericano è testimoniata indirettamente nel Tango Calambache», opera musicale di Enrique Santos Discepolo. Avendo conoscenze virtuali con amiche in terra argentina sono venuto a conoscenza di come lì pure i nostri connazionali coltivano l’italianità in modo maestoso e trasparente…custodiamolo nel cuore con orgoglio questo dato di fatto, soprattutto adesso che ci è stata tolta la possibilità di propagandare –via tv- il nostro impegno di italiani all’estero da «protagonisti»!                                                                                          

E qui a Montreal?                                                                                            
Uno dei più giovani «figli» di Don Bosco partiti prematuramente al cielo è San Domenico Savio: è appunto a lui che è dedicata una parrocchia nella zona est di questa metropoli canadese. Attualmente abito in Rivière des Prairies e sono parrocchiano della Maria Ausiliatrice dove Don Bosco, i bravi salesiani, ce lo fanno quasi toccare con mano.  É nel 1972 che iniziano il loro apostolato tra le circa 200 famiglie allora residenti in detta zona. In mancanza di una chiesa, la Santa Messa veniva celebrata nella casa di due parrocchiani, Renzo e Alda Viero che tanto ha dato e continua a dare al buon nome dell’immagine italiana sull’isola di Montreal; nel 1973 mons. Cimichella, benedicendo il «Centro Italiano di RdP» disse che era «un piccolo seme che avrebbe dato grandi frutti». Intanto è solo il 19 marzo del 1982 che viene consacrata la «Missione di Maria Ausiliatrice» ed è due anni dopo, il 22 dicembre 1984 che viene eretta e benedetta anche la chiesa con vetrate in mosaico e con la raffigurazione, al di sopra della porta di entrata, di un sogno del santo: una nave, simbolizzante la Chiesa, ancorata alle colonne della salvezza sovrastate una dall’Ostia consacrata e l’altra da Maria Ausiliatrice. Sono padre Giovanni Faita e padre Romano Venturelli a far sì che, con la sua costruzione, le parole di mons. Andrea Maria Cimichella cominciassero a divenire profezia…il piccolo seme ha dato i suoi grandi frutti, tanto che in questo 2012 i salesiani soffiano infatti, insieme a noi e ai nostri figli e ai nostri nipoti, sulla trentesima candelina della nostra parrocchia!          
Auguri a questi primi quarant’anni di fecondo apostolato salesiano, nonché auguri ai trent’anni della Missione da loro istituita tra noi e per noi…Missione che, purtroppo come detto sopra, a partire da questo 27 ottobre 2013 non sarà più di loro gestione.