lundi 15 mars 2021

 Luci in fondo al tunnel: la speranza 

          Dal vagito al rantolo è la speranza a fare da colonna sonora alla nostra esistenza. Lieto di vederci nascere ognuno spera per noi una miriade di cose belle; al momento in cui due giovani sposi salgono l’altare ognuno augura loro una famiglia serena e ricca di prole; quando si ode nell’aria un triste rintocco di campana ognuno prega Iddio di accogliere il trapassato nei regni della pace eterna. E mille e mille altre sono le rosee speranze che accompagnano i passi del nostro cammino terreno e ci incoraggiano ad andare avanti anche a costo di inciampi ed ostacoli da superare. Cosa dire mai della speranza in questo sconfortante periodo di covidianità? È da quando è apparso il virus che essa è divenuta la nota di sottofondo di ogni nostro pensiero e il ritornello di rito in attesa dell’accorato «ritornerà il sereno». Segregati in quarantena, isolati in zone rosse, chiusi in casa per il coprifuoco è stata solo la speranza a consolare la mancanza di abbracci e a riempire il vuoto di esseri cari; e, purtroppo, è ancora essa a dare ossigeno ai nostri respiri soffocati dalle mascherine e a farci intravedere ancora sogni da cullare e desideri da realizzare in attesa del Te Deum da intonare allorché raggiungeremo la fatidica luce in fondo al tunnel.

          Sembra che dal vaso di Pandora sia saltato fuori un estremo malanno ad affliggere il genere umano; fortunatamente la speranza, ultima dea, era lì anch’essa a dare un senso al nostro futuro. Intanto, noi uomini, come lo abbiamo gestito questo sentimento che ci sprona ad affrontare l’avvenire? La speranza, purtroppo, è pur sempre un termine astratto e a mio avviso è il rovescio della medaglia del destino perché siamo noi gli unici artefici del nostro domani. La speranza, al pari del destino, non cammina al posto nostro; essa si limita ad affiancare i nostri passi lungo i sentieri della vita. Nel caso specifico dell’attuale pandemia ci sono stati suggeriti dei punti da rispettare onde evitare il peggio: uso della mascherina, igiene personale, isolamento, coprifuoco ed altro ancora. Laddove queste regole sono state rispettate abbiamo dato anche noi un colpo di mano alla speranza per farci intravedere un sereno futuro all’orizzonte; laddove, invece, queste prescrizioni sono state prese sotto gamba siamo stati ugualmente noi ad ostacolare il compito della speranza, liberata dal vaso per prospettarci tempi migliori…ma sempre grazie alla nostra collaborazione! Anche nel caso di una normale malattia, se il medico curante ci prescrive delle cure e noi  non le rispettiamo, possiamo mai nutrire la «speranza» di guarire? Ugualmente in questo tempo di pandemia, se vogliamo realmente far tornare il sereno sul nostro capo affidiamoci e rispettiamo i suggerimenti di chi si prodiga per la salute del genere umano. In questo tempo di meditativa covidianità mi è passato spesso per la testa il pensiero che quando Dio creò il mondo non gli diede una data di scadenza; gli prescrisse soltanto dei ricostituenti geologici per potersi rigenerare. E questo covid 19 è appunto una ulteriore «ricetta» medica che permetterà all’uomo di continuare il suo cammino sulla terra!

mardi 2 mars 2021

 

Luci, poco chiare, in fondo al tunnel   

          Circa un annetto fa, quando il coronavirus venne a punzecchiare l’orgoglio dell’uomo e a raccomandargli un serio esame di coscienza, onorammo di buon grado i camici bianchi dell’aureola di santità: li definimmo angeli, eroi, buon samaritani del genere umano avvilito ed annientato da un invisibile, letale nemico; ancora adesso stanno facendo miracoli per salvare vite umane insidiate dal covid 19. Nell’omonima parabola raccontata da San Luca, sul cammino del buon samaritano da Gerusalemme a Gerico erano già passati un sacerdote e un levita: due ministri del tempio addetti al servizio dei sacrifici offerti a Dio; due pie personalità di allora che, intanto, si erano limitate entrambe a spostarsi sull’altro lato della strada incuranti, se non proprio infastiditi, dal povero malcapitato ridotto in fin di vita dai briganti. Possiamo quasi affermare che si verificò la stessa cosa che, in questo periodo di covidianità, facciamo spesso anche noi allorché per strada incrociamo qualche nostro simile senza mascherina. È da un anno che stiamo combattendo il nostro comune nemico ed oltre ai camici bianchi, impegnati «sui campi di bataglia», i loro colleghi ricercatori, pazientemente chiusi nei loro laboratori, hanno scoperto per noi un vaccino adatto all’uopo in tempi da record: la scienza medica sembra essersi data amichevolmente la mano per venire incontro all’umanità in modo tempestivo ed altamente professionale, lavorando universalmente uniti e compatti, con lo sguardo fisso verso lo stesso obiettivo e con la generosità disinteressata di chi si mette al servizio dei bisognosi sacrificando gli stessi interessi personali, senza pretendere nulla in cambio, ma solo dando incondizionatamente e senza scopi di lucro…guadagnandosi in tal modo tutta la nostra stima e tutta la nostra riconoscenza. 

          Ben per noi sulla buia strada in cui ci ha incamminati il covid è venuta subito a splendere la luce della solidarietà e della fratellanza umana del buon samaritano che continua impassibile e risoluta a dare coraggio e speranza a chi soffre e a chi combatte con la morte. In appresso, sfortunatamente, sono giunti pure dei «sacerdoti» a fuorviare i soccorsi di cui medici ed infermieri hanno necessitato di avere a quotidiana portata di mano per accomplire alla loro misericordiosa opera di beneficenza. Multinazionali farmaceutiche ed aziende produttrici di vaccini sono  scese sì prontamente in campo per soddisfare il fabbisogno necessario a risolvere la situazione; ma intanto si è verificato pure che la parola da loro data è venuta spesso a cozzare con la tempistica delle promesse da mantenere; né si sa perché non sia stata data libertà di azione anche ad altri competenti in materia onde garantire la necessaria quantità di vaccini, sia per produzione che per distribuzione! Mi sa che il gusto dell’esclusività li abbia invogliati a dare una gomitata alla generosità e un calcio alla carità fraterna, sia dimenticando che ogni ritardo in tal senso è stato sinonimo di morte e sia infischiandosene del sublime gesto di quel gran signore di Albert Sabin. E quel che è peggio è che, nel contesto della nostra malcapitata umanità, non sono mancati nemmeno i «leviti», quegli uomini di poca fede scientifica che, rifiutando il vaccino ne hanno addirittura fatto una scarsa propaganda: hanno osato mettere in dubbio l’efficienza della scienza umana ed incrinare l’iniziale spirito di universale solidarietà. Se il virus scatena i suoi attacchi di massa, perché mai l’uomo non si concentra su di una vaccinazione di gregge? Sembra che gente di  «poca coscienza» manipoli il vaccino per giocare a nascondino col covid sulla pelle del genere umano!

Certo che ad inizio covid l’uomo sembrava essersi quasi rigenerato in Abele; ma ora, nemmeno a distanza di un anno, è tornato a reincarnarsi in Caino. Ma quand’è che «quest’atomo opaco del male» cercherà di divenire un «luminoso gene del bene»…visto che è giunto a non aver più paura nemmeno della morte che lo sta ancora fissando dritto negli occhi?       

dimanche 14 février 2021

  

MOLISE IRRIPETIBILE

Un capolavoro sconosciuto del 1587. A Campodipietra la croce di Prospero Eustachio, cavaliere gerosolimitano di Gambatesa.

        Per tutto l’anno la Croce di Campodipietra é tenuta in cassaforte, ma il 12 di agosto viene trasferita nella chiesa parrocchiale di S. Martino e portata solennemente in processione per le vie del paese che in quel giorno, per una anomalia liturgica, celebra S. Michele Arcangelo.

Si tratta di una croce processionale d’argento e rame che, esclusa l’asta di legno, è alta circa 120 centimetri. La base è formata da un imbocco di rame cesellato, tronco-conico, su cui si appoggia la sfera, dello stesso metallo ma dorato, a baccelli contrapposti e separati da un canaletto in cui quattro teste di cherubini di argento si alternano a pietre preziose solitarie incastonate.

Di grande effetto i due bracci della croce costituiti da tralci di vite che si avviluppano tra loro a formare una spirale con decorazioni fitomorfiche.

        Particolarmente curata l’ornamentazione che riproduce racemi dai quali partono rametti potati e grappoli d’uva con foglie tra le quali appaiono uccelletti nell’atto di beccare.

Nulla si conosce di questo personaggio che si definisce cavaliere gerosolimitano inteso come titolo onorifico, come è presumibile, o per aver partecipato attivamente a uno dei sodalizi cristiani che facevano capo all’importante movimento degli antichi crociati.

Invece non vi sono dubbi sulla comunità di provenienza, essendo il cognome Eustachio proprio di Gambatesa da dove venne nel 1557, cioè 30 anni prima della realizzazione della croce, per assumere la funzione di arciprete di S. Martino, come si ricava dai registri parrocchiali.

Il personaggio fondamentale della croce è, ovviamente, il Cristo. Ormai appartengono al passato le immagini piuttosto rigide, quasi geometriche, in cui prevale l’aspetto puramente didascalico per essere sostituito da quello plastico e più realisticamente drammatico.

Sulla testa reclinata sulla spalla destra manca la corona di spine sostituita da una sorta di aureola dentata con un esalfa centrale in forma di fiore a sei petali. Il petto è squarciato nel costato da cui fuoriescono sei vistose gocce di sangue.

    Sul retro è l’immagine della Vergine che regge in braccio il Bambino completamente nudo con il braccio destro atteggiato a benedire. Maria è coperta da un ampio mantello dorato e riccamente decorato a sbalzo sotto il quale appare una tunica che si allarga in basso a coprire interamente i piedi.

 

PER CONOSCERE TUTTI I DETTAGLI DI QUESTA MERAVIGLIA:

https://www.francovalente.it/.../un-capolavoro.../

(pubblicato, così come preso da fb, in omaggio ai campopietresi di Montreal) 


  




lundi 1 février 2021

Luci in fondo al tunnel: il PICAI in rete

Adesso che ci penso un tentativo di insegnamento a distanza l’ho fatto anch’io in seno al PICAI. In un determinato anno fu bandito un concorso che aveva come premio il “patentino” di istitutore per accompagnare dei bimbi di scuole elementari per una vacanza di due settimane a Pestum in provincia di Salerno in Campania. Ci fu pure assegnato un programma da svolgere che, però, poteva essere effettuato in classe solo se tutti gli studenti fossero stati d’accordo; solo pochi alunni si dichiararono interessati e, quindi, dovetti ammainare le vele per la traversata verso “o paese d’o sole”. Notanto, però, un accorato rammarico in quelli che erano favorevoli al progetto, chiesi l’attenzione della scolaresca e feci una proposta: “Sentite ragazzi, visto che non ci sono le condizioni per prepararci in classe posso mettermi a disposizione di chi ne ha voglia via telefono e via e-mail”. E fu così che prese piede quella singolare avventura didattica che, complice il covid, oggigiorno sta divenendo, grazie ai mezzi di informazione odierni, di normale routine in quasi tutte le scuole del globo; e sono alquanto orgoglioso di poter dire che ben due di quei ragazzi da me preparati on line poterono godere di quella stupenda vacanza in Italia. Intanto fu sì una bella esperienza, ma quando il sabato mattina contattavo I miei alunni de visu era tutto molto più socievole e reale perché, detto tra noi, l’habitat naturale dell’educazione e dell’istruzione resterà sempre e soltanto la scuola. Anzi mi chiedo quale ripercussione avrà questo nuovo sistema educativo nell’impatto di quella futura società che da oggi in poi appunto la scuola andrà preparando.

Detto questo, o meglio ho detto questo perché anche il PICAI, in questi momenti di covidianità, ha avuto i suoi piccoli o grandi problemi che siano. Il covid ha obbligato anche il nostro Ente linguistico ad adeguarsi ai tempi che corrono interrompendo i corsi e adattandosi alle norme di igiene sanitaria e di distanziamento sociale. Personalmente è già da anni che non insegno più il sabato mattina, ma mi sento sempre un membro dell’Istituzione ed il mio pensiero non può non seguirne il cammino…anche perché passo spesso dinanzi alla Leonardo da Vinci dove sono stato di casa per oltre un quarto di secolo. Ed allora mi fa piacere farvi partecipi del fatto che, dopo l’oscura pausa dovuta al virus, dal prossimo 30 gennaio le lezioni riprenderanno, anche se con un nuovo palinsesto dovuto al rispetto delle nuove norme educative e dei nuovi sistemi di insegnamento “telematico”; oltre al sabato verranno impartite delle lezioni pure la domenica mattina per venire incontro alle esigenze dei vari studenti. Quindi anche il PICAI si è dovuto inchinare all’insegnamento a distanza tramite le varie piattaforme on rete come per esempio via zoom nel nostro caso specifico. Il presidente Piero Iannuzzi ha accennato pure ad un insegnamento ibrido (in classe e on line) per quanto riguarda il futuro dell’insegnamento della lingua e cultura italiana del sabato mattina. Ne approfitto per sottolineare che lo scorso 29 gennaio, grazie appunto all’applicazione zoom, ha potuto aver luogo la riunione generale dei soci del PICAI; zoom, lo strumento in rete che ha onorato col dono dell’ubiquità pure questi epici missionari della nostra lingua! E sono contento di questo sprazzo di luce e di quest’aria di positività perché è già la seconda volta, in questo terzo millennio, che l’Ente è soggetto a qualche scossone di vitale importanza.

Fortunatamente, mitico tempio della lingua italiana a Montreal, anche stavolta, quasi Fenice, è come rinato dalle ceneri di questa fatale pandemia. Fortunatamente anche stavolta il “carrozzone” si è rimesso in carreggiata per dirigersi con buone speranze incontro alla luce in fondo al tunnel.

dimanche 17 janvier 2021

 Luci in fondo al tunnel: il vaccino

Molteplici ed entusiastici gli applausi profusi, ad inizio covidianità, ad infermieri e medici che ancora adesso mettono a rischio la loro stessa vita per salvare quella degli altri.

Li ricordate i buon samaritani, i camici bianchi a respigere in prima linea gli attacchi del covid 19? Nel silenzio dei laboratori di ricerca, intanto, scienziati e virologi promettevano alla sofferenza umana il riscatto di un valido vaccino! E questa loro promessa è apparsa all’orizzonte con ampio anticipo  di tempo, nonché con utile vantaggio di quantità e qualità.

La scienza quindi si prodiga per la salute del genere umano. Come mai un po’ qua e un po’ là si verifica, allora, una mancanza di entusiasmo, se non proprio scetticismo,  nei confronti di questa tanto scongiurata panacea? Sembra quasi che i rispettosi elogi di inizio pandemia vengano  messi sotto i piedi da eventuali franco tiratori.

Almeno noi, gente comune, sosteniamola la somministrazione di questa “fatidica puntura” che di certo ci permetterà di avvicinarci alla luce in fondo al tunnel.

Luci in fondo al tunnel: coprifuoco

                Ricordate il “resto a casa” dell’inizio covidianità? Fu un vero e proprio choc quel doversi adattare agli “arresti domiciliari” che, pertanto, ci fecero tornare alle semplice ed utili cose del normale quotidiano che avevamo quasi dimenticato.

          Ricordate quelle note di violino da un tetto di ospedale, quei canti intonati dai balconi di casa, quei baci volanti inviati sulla punta delle dita giù dalla strada? Tutte cose inabituali che, oltre a diventare normali, ci hanno permesso di tornare alla semplicità della vita e di tener testa all’invisibile nemico giunto a rattristare le nostre giornate!

          Ma ci fu pure chi sfortunatamente, prendendo sotto gamba quelle utili norme sanitarie, andava aggravando la situazione fino  a quasi costringere chi di dovere all’ingiunzione dell’attuale coprifuoco.

          In questo silenzio serale e notturno cerchiamo di meditare e riflettere al buon da farsi: cerchiamo di valutare questa nuova drastica misura sociale dal lato “prezioso” che potrebbe avere: al pari del “resto a casa”, se rispettato, potrebbe dare i suoi buoni frutti facendoci avvicinare alla luce in fondo al tunnel. 

Luci in fondo al tunnel: fede e scienza

                Indietro nel tempo nei momenti di calamità corporali o di avversità naturali ci si rivolgeva a Dio per scongiurare le sventure che giungevano ad affliggere l’intera umanità. La medicina veniva sì in soccorso delle genti, ma le sue vedute di allora poco potevano di fronte ai malanni che seminavano morte e spavento nel mondo di quei tempi. Anche lontano dalla Madre Patria, noialtri emigranti, abbiamo trapiantato la cara tradizione delle feste patronali…santa costumanza a cui, causa coronavirus, abbiamo dovuto dare un attimo di tregua. Anticamente erano appunto i santi patroni che debellavano miracolosamente i flagelli che sconvolgevano contrade, paesi e città.

          Detti momenti di sconcerto sembravano quasi essere “passati alla storia”…soprattutto alla luce della moderna medicina che, grazie alla scienza e alla ricerca, sembra aver soppiantato la fede e la preghiera! Ed invece un invisibile “alito soffocante” è venuto a rimettere in discussione la stessa vita del genere umano. Con solerzia i virologi sono prontamente passati all’attacco ed hanno già trovato vaccini adatti a respingere il nemico. Ma basterà la scienza da sola a proteggere la vita sulla terra o s’incombe il dovere di rivolgere pure gli occhi al cielo per proiettare nello spazio l’arcobaleno del “tutto andrà bene”?

          Il sospirato 2021 ha fatto il suo ingresso in mezzo a noi. Il vaccino pure è giunto più che puntuale a confortare le speranze dell’uomo. Anch’esso però, il virus ha preso una variante più rapida e nociva. Affidiamoci alle encomiabili doti dei camici bianchi e alle capacità dei ricercatori; ma, per avvicinarci più velocemente alla luce in fondo al tunnel, non sarebbe consigliabile rimettersi pure nella mani di Dio, secondo i dettami dei nostri antenati? Infatti, quanti di noi non hanno pensato, appena comparso il covid 19, che era forse un castigo del cielo?

          Che sconforto intanto, in questo periodo di pandemia che non accenna a finire, quei tanti trapassi senza l’abbraccio di una prece amica!

samedi 2 janvier 2021

 Accogliendo il 20ventuno

                L’atteso 20ventuno di certo non poteva accommiatare con un abbraccio il  suo perfido predecessore 2020. Allora gli ha dato una gomitata di disprezzo e lo ha mandato fuori dal tempo. E così al rituale conto alla rovescia, varcando le soglie del mondo, è giunto tra noi con le più belle delle intenzioni possibili tra spumanti stappati, scintillio di colori e fremiti al cuore.

          Intanto, scorgendo “quest’atomo opaco del male”, non ha potuto fare a meno di fissarlo negli occhi e dargli un consiglio: “E tu ora, misero vermiciattolo, cerca di non indurmi a cambiare idea!”.

 

Benvenuto 20ventuno

                Sì, un entusiastico pensiero di benvenuto a te, anno 20ventuno ancora tutto da trascorrere.

L’ultima solenne manifestazione con assembramento consentito è stato il Festival di San Remo nello scorso febbraio…dopo di che ombre nel cuore e terrore sul capo dell’intera umanità! La kermesse sanremese è sempre stata simbolo, musicalmente parlando, di vita nuova: la musica leggera del nostro Stivale si rigenera attraverso parole e motivi inediti ed originali. Coronavirus ancora insidiosamente nascosto in mezzo a noi, è ancora San Remo all’orizzonte delle nostre speranze. Il suo direttore artistico ha già anticipato una rappresentazione ad alta partecipazione di pubblico, nel doveroso rispetto sempre delle necessarie norme sanitarie: un significativo passo avanti, comunque, sul fronte di questa rincresciosa lotta al covid 19.

          Chi canta prega due volte, diceva sant’Agostino. Auguriamoci, allora, che questa duplice supplica al Signore dal tempio della musica leggera italiana diretta, guarda caso al nome, dal bravo Amadeus, possa maggiormente intenerire i cori celesti e ben disporli a farci camminare più speditamente verso la luce in fondo al tunnel! Nella resilienza della covidianità sembra che tutto possa ripartire da lì…da dove eravamo rimasti!

          Siamo in gennaio, il mese dell’Epifania che tutte le feste porta via; raccomandiamoci ai Re Magi e chiediamo loro di portare al Bambin Gesù il dono di trasformare le nostre speranze nella certezza di quella rinascita agli indispensabili contatti umani…perché una vita senza abbracci è come un fuoco senza fiamma!

    Intanto, di nuovo benvenuto a te 20ventuno e Buon Anno a tutti voi, cittadini nel mondo!

jeudi 24 décembre 2020

 

In natalizia covidianità

      Eccoci finalmente a Natale ed anche stanotte nascerà il Salvatore; quest’anno, intanto, siamo anche animati dalla speranza che il Divino Bambinello, scendendo dal cielo, ammanti la terra nella tranquillità di un futuro più sereno. Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. A quegli uomini, cioè, che almeno in questo periodo di pandemia hanno voglia di collaborare coscienziosamente per il benessere di tutti e su tutta la terra. Già da inizio novembre abbiamo cominciato a chiederci a come sarà il Natale 2020. Ebbene sarà esattamente così come ce lo siamo e ce lo stiamo ancora preparando tutti noi che lo festeggeremo anche questo 25 dicembre di questo fatidico ventesimo anno, primo "quarto", del terzo millennio!

       Circa un anno fa, quando il covid venne a nascodersi in mezzo a noi, vennero a formarsi tre distinte piattaforme sociali per combatterlo o perlomeno renderlo il meno aggressivo possibile. Fu la medicina in primis a fargli da scudo e a tenerlo a bada in modo encomiabile ed eroico nonché in maniera esemplare e scientificamente adatta allo scopo. Luminari di tutto il mondo diagnosticarono all’unanimità la stessa linea di difesa e si trovarono pure tutti d’accordo nel dettare leggi sul da farsi: una mascherina di protezione, un frequente lavarsi le mani, uno stretto distanziamento sociale; e già da allora vaticinarono pure, e sempre di comune accordo, un eventuale vaccino la cui lavorazione è puntualmente in via di sviluppo anche se, a scorno dell’iniziale solidarietà collaborativa, ogni Paese adesso è in corsa alla ricerca di quello proprio;  nello stesso tempo si sentenziò pure di doversi adeguare a delle nuove abitudini di vita perché più nulla in futuro sarà come prima per noialtri comuni mortali che dobbiamo, obtorto collo, farcene una ragione!

       Tutto sommato in questo trascorso anno di pandemia, a trovarsi tra l’incudine e il martello forse sono stati proprio i governanti. Si sono improvvisamente trovati tra le mani una scomoda patata bollente, se non addirittura una bella gatta da pelare. Hanno dovuto imporre le norme sanitarie suggerite dalla medicina e hanno dovuto cercare, nello stesso tempo, di venire incontro alle più disparate esigenze delle attività sociali: lavoro, economia, sport, cultura, spettacolo, divertimento, educazione, insegnamento e chi più ne ha più ne metta. E, come sempre accade in emergenze del genere, se accontenti questo scontenti quell’altro e, come fai fai, ti verrà puntato a prescindere l’indice contro! Ditemi quello che volete ma, dando uno sguardo intorno al mondo, soprattutto in quei Paesi che si spacciano per democratici, mi sa che qui in Canada possiamo ritenerci di buon esempio in questa ancora dilagante covidianità. Ciò premesso, tutti i governi hanno messo i necessari paletti di protezione per affrontare la seconda ondata ed ora stanno prendendo anche le richieste misure per farci trascorrere un sereno Natale, onde evitare una malaugurata terza ondata. Intanto, quali sono le nostre reazioni popolari faccia a faccia a queste loro non facili prese di posizione…a sfondo natalizio?

       Si disse che il covid era giunto su terra per richiamare l’uomo ad una più saggia normalità di vita; se ben ricordo anch’io sottolineai, in un mio primo scritto a riguardo, che questo piccolo atomo terrestre era giunto a ritenersi un padreterno in terra. Ora che è quasi giunto Natale sembra che suddetto pentimento non sia a più di dovere e che, almeno per queste festività più suggestive dell’anno, un po’ di più gioia e di più godimento ce lo meritiamo proprio, anche se il nostro nemico è sempre lì in agguato. Cosa ci costa, allora, accettare  di buon grado le norme suggerite  ed  approfittare dell’atmosfera natalizia sia per adattarci alle necessità covidiane e sia per finalmente assuefarci ad una più conveniente normalità? Sono proprio necessari i numerosi assembramenti e le abbondanti tavolate per accogliere il Bambinello e per dare il benvenuto al Nuovo Anno? Quante volte in passato ci siamo rimprovetrati di dare più importanza ai festeggiamenti materiali, anziché prendere in considerazione pure i valori spirituali di queste sante feste? Ed allora rimettiamoci la mano sulla coscienza e cerchiamo di non lamentarci troppo della presenza del virus in mezzo a noi: tutto sommato ci sta porgendo l’occasione di trascorrere un sereno Natale nella gioia della famiglia e nel calore del focolare domestico come ai nostalgici tempi di quando "si stava meglio quando si stava peggio".

       D’altra parte resta fermo un punto: più nulla in futuro sarà più come prima perché con il covid 19 dobbiamo imparare a conviverci! E questo, come in ogni altra cosa che richiede una giusta capacità di adattamento, chi ha la saggezza di farlo lo sta già facendo; chi, invece, non ha il giusto senno per farlo, non vi si abituerà mai…anzi continuerà a parlarne a vanvera senza accorgersi di seminare panico e di stressarsi senza motivo; in questo sopraggiunto clima di convivenza non trascuriamo, dunque, di mettere in agenda il rispetto delle norme, di noi stessi e soprattutto degli altri…se vogliamo realmente avere la meglio sul virus e "regalarci" quella meritata rinascita del tutto andrà bene!