vendredi 7 octobre 2016

POESIE PER I MIEI ALUNNI  ©
       Il PICAI, l’Ente che da ormai più di mezzo secolo parla la lingua del tuo cuore è ancora lì ad attendere i nostri  nipoti e pronipoti ai corsi di lingua e cultura italiana del sabato mattina. Per quasi  un quarto di secolo ho insegnato anch’io sui suoi banchi di scuola realizzandomi come emigrante e come educatore di italianità. Entusiasta di detta missione ho coltivato lo spirito di appartenenza dei miei studenti anche attraverso una serie di componimenti personali che mi è piaciuto intitolare «Poesie per i miei alunni». È già da un paio di annetti che non insegno più ma, siccome il Picai un po’ mi manca, ho deciso di pubblicarle in questo mio blog personale…potrebbero arricchire le unità didattiche di qualche insegnante!
        La seguente poesia non è mia, bensì di San Francesco d’Assisi; è il primo documento che attesta il passaggio dal latino all’italiano. È in volgare umbro ed anticipa quello fiorentino di Dante, divenuto lingua italiana!
CANTICO DELLE CREATURE
«Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so' le laude, la gloria e 'honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle, in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi' Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate».

vendredi 23 septembre 2016

POESIE PER I MIEI ALUNNI  ©
       Il PICAI, l’Ente che da ormai più di mezzo secolo parla la lingua del tuo cuore è ancora lì ad attendere i nostri  nipoti e pronipoti ai corsi di lingua e cultura italiana del sabato mattina. Per quasi  un quarto di secolo ho insegnato anch’io sui suoi banchi di scuola realizzandomi come emigrante e come educatore di italianità. Entusiasta di detta missione ho coltivato lo spirito di appartenenza dei miei studenti anche attraverso una serie di componimenti personali che mi è piaciuto intitolare «Poesie per i miei alunni». È già da un paio di annetti che non insegno più ma, siccome il Picai un po’ mi manca, ho deciso di pubblicarle in questo mio blog personale…potrebbero arricchire le unità didattiche di qualche insegnante!
MONTE CARMELO
Non ero ancora qui quando nascesti
prima parrocchia italiana, ma ho visto
sorgere le tue mura,
edificio recente,
chiesa Maria S.S. del Carmine.
È lì, sopra quel fazzoletto d’erba
dove affidiamo con gioia festosa
le nostre care tradizioni al tempo,
che sei stata innalzata
quasi a testimoniare ad ogni gente,
con l’arte e la cultura, anche la fede
di un popolo pacifico ed attivo.
Allorché emigrarono, ai nostri padri
piacque rimettere nelle tue mani,
Regina del Carmelo,
il cammino del nostro santo Credo
che portarono pure in queste terre
con mille altre speranze di avvenire.
Ed ora da questa tua nuova casa,
rifatta ed abbellita dalle pietre
della generosità dei fedeli
grazie allo zelo di un pio sacerdote,
resterai a proteggere negli anni,
con il tuo sguardo misericordioso,
l’emigrante che gira per il mondo.

MARIA AUSILIATRICE
Domenica mattina:
un suono di campane,
Maria Ausiliatrice!
È bello salutarsi,
dopo la Messa,
dinanzi alla chiesa.
Rinfrancato lo spirito,
sarà più saporito
il pane guadagnato giornalmente!

jeudi 8 septembre 2016

POESIE PER I MIEI ALUNNI  ©
       Il PICAI, l’Ente che da ormai più di mezzo secolo parla la lingua del tuo cuore, è ancora lì ad attendere i nostri  nipoti e pronipoti ai corsi di lingua e cultura italiana del sabato mattina. Per quasi  un quarto di secolo ho insegnato anch’io sui suoi banchi di scuola realizzandomi come emigrante e come educatore di italianità. Entusiasta di detta missione ho coltivato lo spirito di appartenenza dei miei studenti anche attraverso una serie di componimenti personali che mi è piaciuto intitolare «Poesie per i miei alunni». È già da un paio di annetti che non insegno più ma, siccome il Picai quasi mi manca, ho deciso di pubblicarle in questo mio blog personale…chissà che non possano servire a qualche insegnante per arricchire le proprie unità didattiche!
        Intanto vi ricordo che sabato 10 settembre, dalle 9  alle 12 ci sono le iscrizioni  ai corsi di lingua e cultura italiana…appunto di un:
Sabato mattina all’italiana
Esco di sotto le lenzuola
e svelto e lieto vado a scuola.
È sabato mattina, è vero…
ma non è proprio un bel pensiero
perfezionare un poco l’italiano?
        Parlo francese, parlo inglese
        essendo, infatti, canadese;
        ma perché poi non far contenti
        anche genitori e parenti
        apprendendo pure la loro lingua?
Che bello un sabato mattina
all’italiana! La cartina
davanti, conosco l’Italia
e la sua cultura che ammalia
da anni e secoli il mondo intero.
        Tutto questo grazie al Picai
che intende, come tu ben sai,
far sì che resti duratura
del «dolce idioma» l’avventura
anche dopo noi, figli di emigranti! 

jeudi 25 août 2016

TESSILE  ©
(Poemetto in versi scritto nel 1975)
Epilogo
Affamato mi aggiro ed assetato
in cerca di qualcosa come tutti
e mi rivolgo al soldo venerato
di cui nessuno ha mai goduto i frutti.
Dalle caduche brame condannato,
Tantalo sembro in mezzo a questi flutti
dove, da tutti spinto ed emulato,
vedo affondarne di sogni distrutti.
Mai più  moltiplicato sarà un pane
dove spietato e crudo è l'egoisamo,
 dove giustizia e pace son lontane;
e la sete te la rende ancor più atroce
la spugna sordida dell'affarismo
come un lontano giorno sulla croce!

fine

mercredi 10 août 2016

TESSILE  ©
(Poemetto in versi scritto nel 1975)
Partenza del camion
Alto sia il sole o basso il sottozero
è sempre con la solita armonia
che concediamo col ciao più sincero
il camion della nostra compagnia.
Parte puntuale a fornire l'impero
       dove tutto viene dato in regalia
       essendo il negoziante il solo e vero
       affetto da generosa pazzia.
E in questa sua puleggia dentellata
ognuno s'aggangia sia per bisogno
che per benessere, o invidia insensata.
E mentre San Paganino dà tono
       alla bellezza della vita, il sogno
       dell'uguaglianza resta sul suo trono.
A chiedere perdono
per inasprire il dramma della vita
nessuno alza neanche una delle dita!
La direzione
Poco importa qual'è di questo tessile
opificio la sociale ragione.
Opera sotto l’alta direzione
intelligente e niente affatto flebile
di un italo emigrante in cui congenite
       sembrano quasi umana comprensione
       e saggia direttiva concezione.
       Ed è di appartenenza ad un proselite
di quell'antica stirpe, gregge eletto,
che l'io temporale di un mortale
voleva sterminare per il candore
di questo nostro baratro vitale
       dove tutti a Plutone apriamo il petto
       perché vaganti nomadi al chiarore
di un fosco soldo nero
che, trasportandoci sulle sue rotte,
ci inabissa nelle sue sporche lotte!

                                                                          (continua)

mardi 26 juillet 2016

ESSILE  ©
(Poemetto in versi scritto nel 1975)
Reparto impacchettatura
Sia pure tra richieste a profusione
e a passo di lavoro accelerato
la trovi assai più calma la sezione
dove viene il finito impacchettato.
Né di minori ciarle è la cagione,
    né pane tolse, tutto sommato,
    l'impacchettatrice ad accensione,
    dall'incostante andare un pò svogliato,
alla variante di colore e razze
che lavora con cartoncini e buste.
Lieti discorsetti e risate pazze
lo sfondo di quest'opera finale
    con scervellio diretta e mire giuste
    a ripartire un soldo in parti uguali
e fare in modo tale
che, dando una risposta alla domanda,                  
si pensi all'operaio e a chi comanda.
Reparto spedizioni
Torri di scatolette barcollanti
si avvicendano al banco dello stampo
che triplica l'uscita dei contanti
smezzati, per burlarti senza scampo,
dall'abile fare dei commercianti:
    rivestendoti d'oro in questo campo
    farai parte attiva dei benestanti
    che a vita agiata dedicano il canto.
Eccoci nel reparto spedizioni
tra macchine incollanti e scatolame;
markers, penne, carte ed altro fogliame
da cui farti l'esatta cognizione
    di quanto costi all'industriale sveglio
quello che smercia a chi pure è in risveglio.
La massa sceglie il meglio:
zappa per  quei che vive in abbondanza
e spende nella sua saggia ignoranza.

                                (continua)

dimanche 10 juillet 2016

TESSILE  ©
(Poemetto in versi scritto nel 1975)
Presse ed appaiaggio
Sono gli incenti fumi del progresso
che a chi li fomenta danno sudore
e a chi li opera molto più valore.
Bagliori di fortuna e di successo
a tanti sono oscuri e senza accesso
e solo a pochi densi di chiarore.
Si avviano scintillanti di splendore:
l'antico nylon, del tutto non soppresso,
sotto calde presse a prendere forma;
i nuovi gridi, di più vasto raggio,
ad un attento esame e al dozzinaggio.
Lì uomini e qui donne trovi di norma
in queste attente fasi di appaiaggio:
finale quella, questa di passaggio.
Speculatore saggio,
sai cosa vuol dire la schiena rotta
tenuta dritta con retta condotta?
Messa insieme     
Gioiello tecnico preciso e rapido
la "takatori" accoglie a coppia a coppia
le calze-gamba in girotondo placido
e l'umana operosità raddoppia.
Con fare saltellante, quasi avido,
taglia le calze e poi le braccia sdoppia
per imboccare, nel suo giro impavido,
un'overlock che in panty poi le accoppia.
L'automatismo tecnico non basta
ad annullare l'opera dell'uomo
che per suo danno il suo progresso impasta.
A lenire di quest'automa il pianto
del muliebre ardore si sfrutta all'uopo
perché la messa insieme abbia vanto
e solenne sia il canto
che i votati a Mercurio eleveranno
all'unisono ogni giorno dell'anno.

continua