jeudi 5 mars 2015


Un profumo di giglio

Finalmente San Remo si è rimesso sulla strada giusta e pure i fiori sono tornati a far capolino tra le note dell’Ariston. Non sono stati presenti alla grande, ma solo il giusto necessario sia per profumare l’atmosfera e sia per omaggiare le presenze femminili che hanno calcato il palco proprio nella settimana di San Valentino. Tra i tanti fiori della Riviera ligure quest’anno non è mancato nemmeno l’odore virtuale del giglio, sia fiorentino e sia nostrano…della Bella Provincia. Intanto ci ha pensato Carlo Conti a rimettere «il carrozzone» in carreggiata e ad inondare il tempio sacro della musica leggera italiana di quell’armonia degna di un tanto evento; e l’assenza, o quasi, di critiche negative nei suoi confronti ne sono la prova del nove!
Come lui stesso ha detto questo è stato il festival «macedonia»: una coppa di squisiti frutti…degni talenti di ogni livello e di ogni firmamento artistico e socio-culturale; una macedonia di ospiti d’onore che hanno arricchito le cinque serate senza minimamente far scivolare la musica in secondo piano; anzi tutti indistintamente hanno riportato alla mente vecchie canzoni del festival a loro più care e particolarmente significative; ed abbiamo vissuto, tra l’altro, momenti di emozione con Sammy Basso ed abbiamo iniziato pure ad inseguire il sogno dei mondiali con Antonio Conte. Oltre agli importanti e ben graditi ospiti stanieri, non sono mancate le eccellenze nostrane, altrimenti che festival italiano sarebbe stato? Ed anche qui il profumo del giglio ha pervaso l’etere alla grande; mi limito solo a dire che Panariello mi ha, e vi avrà certamente stupito nel castigare ridendo, su falsariga benigniana, un qualche ben dilagante malcostume di palazzo; cosa fatta, con brillante ironia, anche dal partenopeo Siani. Nek, di questa 65ma kermesse della canzone italiana, ha detto che è stato il festival della gente, ed io aggiungo che è stato addirittura il festival della gente brava ed onesta, di quella attaccata ai sani principi morali e ai giusti valori della vita. Chi avrebbe mai potuto immaginare che Carlo Conti portasse sul palco Concetta e Bartolomeo Manenti, che 65 anni fa coronavano il loro sogno d’amore entusiasmati, forse, anche dal «grazie dei fiori» di Nilla Pizzi? Il palco di San Remo quest’anno è stato testimone pure di quell’Amore con la A maiuscola che, una volta nato, cresce e non muore mai! Che coppia stupenda ed encomiabile i coniugi Rita ed Aurelio Anania: genitori di ben 13 figli sono la famiglia più numerosa dello Stivale; una famiglia staordinariamente normale; un amore, il loro, accompagnato fors’anche dalle canzoni del festival, ma soprattutto consacrato al dono della vita in nome del Signore! Un festival, detto per inciso, addirittura di una familiarità che il noto conduttore ha saputo mettere come sottofondo in ogni momento dello spettacolo; senza dimenticare il suo volo nello spazio per un abbraccio con Samanta Cristoforetti.Gustosa coppa di macedonia pure la musica che da San Remo ha echeggiato sui teleschermi di tutto il mondo: musica varia per ogni gusto e per ogni orecchio, musica di qualità veramente ad hoc che ha visto “il volo” ripartire in quarta; intanto, che vincessero i tre tenorini più di qualcuno l’aveva già dato per scontato sin dalla notifica dei venti big in gara. Ragion per cui, forse, il vincitore morale è stato Nek, che non ha visto il suo amore farsi avanti sino in cima perché frenato appunto da quello grande dei vincitori; secondo posto da vera emozione, comunque, tenendo presente lo choc procuratogli in precedenza dal computer che lo classificava sorprendentemente al nono posto: ingrediente da macedonia anche questo tra suspense, sorprese e delusioni. Intanto che dire di Giovanni Caccamo? È stato il mattatore delle giovani proposte: oltre a classificarsi al primo posto, ha fatto man bassa anche degli altri premi in palio, oltre ad essere pure coautore di «Adesso e qui» portata al terzo posto da Malika Ayane.   La musica di San Remo è stata dunque di buona qualità; ma hanno vinto veramente le canzoni più belle? No comment, ma ai posteri l’ardua sentenza…e forse è meglio! E quelle piombate nella zona rossa, meritavano per davvero quell’inferno dantesco? No comment neanche qui, ma qualcosa mi permetto di dirla. Non sono mai stato un fan di Anna Tatangelo, ma vederla precipitare tanto in basso sin dalla prima sera…mi è veramente dispiaciuto. Dispiacere per dispiacere, ho un altro amaro in bocca che forse più di qualcuno qui nel Quebec condividerà con me; speravo che la “voce” della fleur de lys avrebbe toccato molto di più i cuori dei cutugnani patiti di esterofilia cronica, ma forse stavolta hanno cambiato parere; anche la nostra Lara Fabian si è trovata, infatti, nella zona rossa sin dalla prima sera…non sarà forse che chi non accetta non merita? Fortunatamente per lei, qui da noi un posticino ben meritato ce l’ha nella hit parade curata da Nick De Vincenzo sulle onde della nostra 1280. Secondo me, la riuscita di un qualsiasi concorso dipende in massima parte anche da chi giudica; prima di farlo dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza per saper guardare anche…oltre la punta del proprio naso!
Vincitori e vinti a parte, San Remo quest’anno è stato addirittura «positivivissimo», stando a quanto detto dalla valletta spagnola. Con lei anche la coconduzione ha avuto uno squisito tocco da macedonia; Rocio, Arisa ed Emma, i tre gioielli dell’uomo nero della televisione hanno saputo dare spettacolo, oltre a farsi guardare per la bellezza, apprezzare per la bravura ed ammirare per la semplicità…quasi le beneamate ragazze della porta accanto; ragazze della porta accanto che nell’ultima serata hanno addirittura portato il festival a "un passo dal cielo" nei ringraziamenti personali fatti a Carlo Conti che le ha volute accanto a lui per impreziosire le cinque magiche serate festivalieri. Povera Emma nell’occhio del ciclone dei rituali gossippaioli del bicchiere mezzo vuoto: non potendo prendere il toro per le corna, sono andati a cercare il pelo nell’uovo; Emma, complimenti per essertene infischiata e per aver preso la cosa con filosofia, facendo notare di essere una cantante e non una modella…in senso di solidarietà nei tuoi confronti, mi accingo a raccontare quanto segue. Nel 1958 molti di voi che mi leggete non c’eravate; personalmente c’ero, ero già un giovanotto e leggevo pure i giornali. Sapete cosa riportavano sulle prime pagine l’indomani del trionfo di Domenico Modugno con «Nel blu dipinto di blu»? Qualcuno definiva la canzone «un canto da carrettiere» e qualche altro sentenziava che sarebbe stato meglio che «i cantanti facciano i cantanti e i compositori facciano i compositori e basta»; poveretti, non potevano mai immaginare che Mister Volare sarebbe divenuto il capostipite di quella gloriosa schiera di cantautori che va sempre più arricchendo ed aggiornando la musica leggera italiana; musica leggera italiana che quest’anno a San Remo tutti hanno amato e tutti hanno cantato…finalmente! Poiché non tutti i mali vengono per nuocere sono convinto che è proprio in virtù di questi onnipresenti imprenditori di critiche demolitrici che, pur cambiando e rinnovandosi, San Remo è sempre San Remo? Intanto, come ben dice Gabriele Cirilli, “Viva Carlo Conti!” ed il suo grande festival.     

mardi 17 février 2015


Gente nostra

Ivana Bombardieri: ed è subito italianità a 361 gradi…36o di merito ed uno con lode! Entrata giovanissima negli studi della CFMB, è ormai da anni che accompagna fedelmente il nostro cammino in terra emigrante; è ormai da tempo che la sua calda voce risuona gradita nelle nostre case; è ormai da sempre che, assieme ai suoi colleghi di ieri e di oggi, fa invisibilmente parte della nostra famiglia; ed è sempre rimasta qui tra noi, nonostante qualche vantaggiosa proposta fattale, a suo tempo, da una emittente radio in Patria. 

Mente aperta sullo scenario mondiale, la sua programmazione continua a spaziare a tutto sesto attraverso il globo per trattare argomenti e problematiche comunitarie, locali, italiane, nazionali e internazionali. Culturalmente ben preparata arricchisce le sue rubriche con linee aperte ed interviste varie; ed ecco che, con la stessa professionalità e competenza, è all’altezza di sostenere utili ed istruttive conversazioni con persone di ogni ceto sociale e gente di varia cultura: dall’uomo del popolo a quello intellettuale; dal piccolo imprenditore al grande industriale; dal giovane studente all’uomo di scienza, da non dimenticare a tal proposito le sue familiari chiacchierate con tanti e tanti cervelli in fuga dall’Italia; dall’oscuro commediografo locale alla mitica Sofia Loren; dagli emozionati vincitori di Superfantastico agli affermati big della musica leggera e classica italiana, nazionale e mondiale.

Giornalista attenta ed emigrante convinta, le sue animazioni radiofoniche non possono non essere motivate da nostalgico sentimento Patrio: sembra che l’Italia sia lì, assieme a lei, davanti al suo microfono! In questo contesto  non tralascia nulla pur di mantenerci in contatto con la Madre Patria; non perde nessuna occasione per tenerci aggiornati su ciò che accade nel nostro Bel Paese; musica, arte, cultura, folclore, moda, politica, cronaca rosa o nera che sia, economia, eventi sociali e fenomeni naturali…attraverso la sua voce, da lì a qui, arrivano quasi in tempo reale. La sua dedizione per la nostra gente è il fiore all’occhiello della sua brillante carriera di presentatrice. Padrona e ben sicura sul da farsi, si muove con spigliata maestria anche in occasioni del tutto speciali: oltre a coordinatrice di manifestazioni socio comunitarie di stampo italiano qui a Montreal è stata anche, non ricordo in quale anno, inviata speciale di CFMB al festival di San Remo. Cose, tutte queste, che hanno contribuito non poco a renderla giorno dopo giorno sempre più simpatica e benvoluta dalla nostra comunità e non solo: così facendo è entrata spontaneamente sia nel cuore della gente da storie di tutti i giorni, sia nella stima della gente di spicco. Personalmente mi fa piacere sottolineare che, allorché iniziai seriamente questa mia attività letteraria, i suoi consigli e i suoi apprezzamenti mi incoraggiarono alquanto a continuare e a migliorare… e di questo la ringrazio di cuore; come le sono pure alquanto riconoscente per avermi dato l’oppportunità di coanimare, negli studi radio, un «buon pomeriggio» assieme a lei. 

Purezza linguistica e proprietà di linguaggio sono due prerogative che hanno sempre contraddistinto la nostra radio internazionale di Montreal; e di questa impeccabile parlata italiana Ivana  ne è una rappresentante storica sulle onde della CFMB; e questo non sono né io a dirlo e nemmeno voi che mi state leggendo; lo hanno fatto notare a più riprese tante personalità italiane di passaggio qui a Montreal e da lei intervistate. Una volta, parlando con Vittorio Giordano in uno dei loro giri d’orizzonte, ebbe a dire che una delle doti di cui è particolarmente soddisfatta e che non cambierebbe mai è la voce…e ne ha ben ragione perché per noi radio ascoltatori questa sua qualità è divenuta quasi un’istituzione. Molto tempo prima, intanto, non mi venne in mente di dedicarle un acrostico e di intitolarlo appunto, guarda caso, «La tua voce»? Che ci crediate o no, nel testo originale un endecasillabo recitava: «una voce che è tutta simpatia»; solo qualche settimana dopo , però, cominciò ad andare in onda un omaggio cantato e dedicato proprio a lei  dove tra l’altro si dice: «una voce che è simpatia»; sia per orgoglio personale e sia per non essere accusato di plagio mi premurai di apportare le dovute modifiche al testo che vi vado a presentare così com’è ora.    

LA TUA VOCE    

In queste terre estere hai sempre dato

Vanto e risalto alla nostra cultura.

Affermandoti come animatrice

Nella stazione radio CFMB,

Anche i nostri valori ancestrali hai

     Brillantemente saputo onorare…

     Oltre alla tua solerte dedizione

     Messa al servizio del nostro retaggio,

     Ben conscia della sua maestosità.

     Alquanto intelligenti, i tuoi interventi

     Radiofonici interessano ed informano

     Donando a te l’affetto di chi ascolta.

     Intanto la tua voce inconfondibile

     Esalta il nostro idioma, ed al contempo

     Riscalda tante case e focolari

     Illuminandoli di Patrio ardore!

Ivana Bombardieri, autrice radiofonioca e televisiva, già insignita nel 2004 dell’onorificenza di Croce di Cavaliere della Repubblica Italiana, il 30 gennaio scorso è stata nominata dalla CIBPA «personalità dell’anno 2014», un riconoscimento che onora al contempo pure la cultura italiana, quella con la C maiuscola, in terra canadese. A questo pensiero, che le ho voluto regalare nel giorno del suo compleanno, vorrei aggiungere un augurio; quello che possa vedere esaudito il suo desiderio di intervistare papa Francesco; e con un papa così alla mano qual’è papa Bergoglio…chissà che non possa veramente realizzare, in un domani non lontano, questo suo sogno nel cassetto sulle onde della CFMB, la nostra stazione radio del cuore, come lei giustamente la chiama!  

mercredi 4 février 2015


Gente nostra

Sabato 31 dicembre 2015, fumata bianca a Montecitorio: il dodicesimo presidente della Repubblica italiana è stato eletto al quarto scrutinio, con un suffragio di ben 665 voti, nella persona di Sergio Mattarella! L’Italia ha un fremito di gioia inaspettata e tutta la penisola viene pervasa da una inattesa ventata di soddisfazione…al pari di quando, alcuni anni fa, in Piazza San Pietro papa Bergoglio dava il suo saluto di «buona sera» al mondo intero. «Il mio pensiero va alle difficoltà e alle speranze degli italiani», queste le scultoree e significative parole con cui ha salutato il suo popolo, la nostra Italia e i suoi cittadini in Patria e all’estero. Il «buona sera» di Francesco I allargava gli orizzonti alle speranze del mondo cattolico, il saluto del dodicesimo presidente della Repubblica ha illuminato di giustizia gli ideali del nostro Paese.

Dopo le dimissioni di Napolitano, il Quirinale ha il suo nuovo inquilino che non ha nemmeno molta strada da fare per il trasloco; abita nella Foresteria della Consulta, proprio a due passi dalla sede presidenziale. Come tanti, mi sono ricordato solo in questi giorni del suo passato politico; non so perché ma mi è capitato di fare un raffronto tra lui e Di Pietro. Due cammini opposti da cui quest’ultimo ne è uscito un pò penalizzato; l’indegerrimo creatore di mani pulite, abbandonando la toga, mise le sue nella pasta politica, fors’anche nell’alto intento di darle un corretto utilizzo; vedendolo ora nella notte dell’oblio, mi chiedo se, restando nelle aule giuridiche, non avesse avuto pure lui l’opportunità di salire il colle più prestigioso d’Italia. Con processo inverso, Sergio Mattarella un pò di anni fa abbandona la politica e veste la toga di giudice…coprendo forse con essa quelle ferite al cuore procurategli dal crimine organizzato: cambio di rotta che oggi l’ha degnamente onorato.

Come tanti anch’io mi sono chiesto chi fosse, politicamente parlando, Sergio Mattarella e, dopo quello che si è detto, adesso lo so e lo dico anche a voi. Figlio d’arte la sua carriera lo vede ricoprire la carica di ministro: dei Rapporti con il Parlamento, della Pubblica Istruzione, della Difesa, nonché di vice presidente del Consiglio…per poi dedicarsi alla giustizia. E in quanto a fede politica su quali fronti ha militato? Come a me, penso sia bastato pure a tanti di voi rispolverare il libro della memoria per ripercorrerne i passi che lo hanno portato a militare con diverse forze politiche: Democrazia Cristiana prima ed in seguito Partito Popolare Italiano e poi Ulivo e Margherita; dei ripensamenti di fede convergenti su diversi orizzonti, a quanto sembra. Banderuola al vento questo suo percorso politico oppure: pura integrità morale, coerenza nei suoi principi, forte volontà di soddisfare le necessità dei cittadini e i veri bisogni del Paese? Nella mia ingenua veduta delle cose, mi permetto di dire che tale cambiamento di colori altro non è che la determinazione di una mente di chiare vedute sociali, nonché di un intuito secondo cui, se non raccogli buoni frutti in un determinato terreno, vai a seminare altrove.Di certo rimane il fatto che l’Italia tutta ne ha salutato la sua nomina con emozionato entusiasmo: il suo sorriso sofferto, il suo sguardo sincero, il suo volto cordialmente severo hanno già comunicato: speranze al buon cittadino, timori alla gente corrotta, paura nei cuori della malavita. La carta vincente di Matteo Renzi, lungi dall’essere un’astuzia macchiavellica, la vedo come il suo asso nella manica per dare al Paese il suo giusto presidente; e su questo si sono trovate d’accordo tutte le forze politiche: di destra, di sinistra, di centro e di ogni dove. Nonostante questa unanimità di opinioni, il teatrino politico continuerà imperturbabile il suo corso sin da domani perché the show must go on!

Intanto sarà Sergio Mattarella a dirigere, d’ora in poi, i fili delle illustri marionette parlamentari; colui che, dal momentaneo silenzio della consulta, è uscito fuori come il presidente ideale della nazione; l’uomo retto che ha già allargato l’orizzonte delle speranze a tanti suoi concittadini; la persona incorrotta che, emozionando i giusti, avrà causato turbamento nell’animo del crimine organizzato; il cattolico che chiede alle suore di pregare per lui «affinché sia strumento di aiuto per il paese»: ci sarà di certo un abbraccio con papa Francesco che, tra i primi a congratularsi per la sua nomina, ha benedetto l’Italia e il suo neo-eletto presidente; il primo presidente siciliano, l’arbitro imparziale che, promettendo di «ricucire gli strappi della nazione per guardare oltre», mi ha fatto pensare a Pertini allorché disse: «Vorrebbero che fossimo chiechi e sordi; ma per fortuna ci vediamo e ci sentiamo ancora molto bene». Eccolo il nostro nuovo presidente in carne ed ossa a cui sono arrivati pensieri di felicitazione da ogni parte del mondo; in questo contesto vorrei ricordare una raccomandazione fattagli da un suo corregionale intervistato per Porta a Porta: «Sergio, nun farti futti!». E sono certo che non se la farà fare, anche a costo di sfidare il destino…quel destino che ha reso martiri Falcone, Borsellino, il suo stesso fratello Piersanti  e tanti altri eroi, solo perché tutori dell’ordine pubblico. Mio caro presidente, da cittadino fuori Patria mi permetto di dedicarti un acrostico con l’applauso di tutti gli emigranti sparsi nel mondo per cui tu hai avuto un pensiero nel tuo discorso di insediamento.

Luce nuova     

Sei stato eletto quasi all’improvviso

E tutti hanno esultato, anche se pochi

Realmente sapevano chi tu fossi.

Giudice della Consulta sei stato,

In questi ultimi anni, dopo aver dato

Onore alla Patria su ben tre seggi

Ministeriali, e pur da vice premier;

Assai saggia, la tua scelta ha trovato

Totale unione, o quasi, in Parlamento.

Toccato un giorno da inaudito fato,

Avrai messo in agenda, forse, come

Rinsavire il crimine organizzato,

E dare alla tua gente un pò di pace.

Luce nuova pervade ora l’Italia,

La stessa che ci fa inviare anche il grande

Applauso nostro, di italiani all’estero!

lundi 19 janvier 2015


Il Centro della…perfezione

Per me è diventata quasi una devota tradizione dedicare un pensiero scritto a don Bosco in occasione della sua festa che ricorre il 31 gennaio; l’ho fatto quando scrivevo sull’Insieme, l’ho fatto in “xxisecolo” e l’ho già fatto pure con questa “penna per l’italianità”.  Anche quest’anno ho trovato lo spunto per farlo: vi parlerò, infatti, del “Centro salesiano dei giovani”, situato sulla Maurice Duplessis in Rivière des Prairies. È già da anni che vi passo davanti mattina e sera, andando e tornando dal lavoro…senza neanche immaginare quali e quanti  giovani ideali si vivono lì dentro; passando e ripassando di lì la mia immaginazione non andava oltre quell’insegna che lo contraddistingue, e la mia mente non si figurava altro che un piccolo locale dove i giovani si riuniscono per incontri ricreativi, riunioni spirituali o cose del genere. Ora che vi sono entrato e l’ho visitato posso dirvi che si tratta addirittura di una vera e propria cittadella frequentata naturalmente da giovani, diretti e guidati da quegli stessi salesiani di don Bosco che fino all’anno scorso ufficiavano nella Missione di Maria Ausiliatrice.

Tempo fa, anche per procedere con ordine, incontrai casualmente padre Luc De Montagne; dopo esserci salutati cordialmente e scambiati i rituali convenevoli gli chiesi dove si trovasse attualmente e lui mi rispose: «Sto al Centro dei giovani; vienimi a trovare che ti offro un caffè e te lo faccio visitare». Promisi di accontentarlo, ho  mantenuto la promessa, ho visitato il Centro ed eccomi qui a descrivervelo per filo e per segno…anche perché molti di voi, come me prima, non sanno affatto di che si tratta e di quali e quante risorse spirituali i nostri giovani possono nutrirsi lì dentro quotidianamente. L’ingresso principale è sulla strada Pierre Baillargeon ed è da circa vent’anni che si impegna a dare alla società onesti cittadini, proprio secondo l’insegnamento preventivo del grande santo di Torino a cui è intitolato. Vi sarà capitato di certo, durante le belle giornate, notare un parco giochi per bambini in fondo al parcheggio a fianco all’edificio ed essere attratti dall’armonia festosa di quei «futuri cittadini» che per ora trascorrono lì la loro giornata, guidati a socializzare fraternamente: al Centro si comincia ad educare la gioventù sin dai suoi primi anni di vita! Su per le scale, che portano ai piani superiori, poster e foto ricordo di attività giovanili  già svolte accompagnano gioiosamente la mia visita. Il secondo piano è il punto focale della nostra cittadella, dove naturalmete non può mancare la cappella per la Santa Messa e le pratiche religiose ufficiate da padre Luc, padre Tito e padre Richard…se qualcuno non sapeva dove fossero, adesso sa dove trovarli. Dopo di che, dove ti volti e dove ti giri, ti trovi in vasti locali ricreativi e formativi dove i giovani vengono saggiamente orientati a giuste scelte di vita; dove possono incontrarsi, fare amicizia, discutere, confrontarsi e divertirsi; sapete su cosa si è posato nostalgicamente il mio occhio? Su di un mitico biliardino dove da ragazzino «disputavo» le mie partite di calcio con i miei amichetti! Uscendo dal Centro ho portato con me un foglietto pubblicitario delle attività programmate di cui vi cito quelle più importanti…così come sono in lingua inglese per evitare errori di traduzione: Tutoring! All ages (un fac simile di dopo scuola); Funky Dance for Girls (si preparano danze per uno spettacolo annuale); Friday Night Ball Hockey; Grades 3 to 6 ball hockey; Musicpalooza (si pratica musica e si compongono canzoni originali); Friday night Teen Girls Club ed infine gli annuali Summer Camps. A dirigere e coordinare queste lodevoli attività c’è un fantastico trio: Fr. Richard Autier “Don Bosco presence”; Theo Vecera “The big cheese”; Anna Tafuto “Rockstar”; da sottolineare che questi magnifici tre sono coadiuvati, a tempo parziale, da Philip Rossi “Awesome leader”. Salendo ancora più su, al terzo piano infine, troviamo la Missione Don Bosco che si interessa a raccogliere fondi  per aiutare le missioni salesiane sparse un pò dovunque nel mondo. Ne approfitto per ringraziare l’amministratrice Sandra Lamberti per le preziose informazioni fornitemi.       

Ma che cos’è tutto sommato, e per chiudere in bellezza, questo «Centro salesiano dei giovani”? È una palestra formativa dove l’educazione è veramente una questione di cuore! Esso è più che un centro…è una casa fuori casa dove sei sempre benvenuto, benvoluto ed apprezzato! Non so se ci avete fatto caso, ma ben tre volte, nel corso della dissertazione, ci si è imbattuti nel numero tre, cioè sul numero perfetto: si innalza su tre piani, tre i sacerdoti del centro e tre i suoi dinamici dirigenti…il centro della perfezione, dunque! Una cosa è certa, comunque, esso altro non è che un rivivere in chiave moderna la spiritualità che si viveva un tempo negli Oratori di don Bosco…il punto di partenza per una società migliore!   

dimanche 4 janvier 2015


Vai là dove ti porta il cuore

Tra gli avvenimenti del 2014 degni di rilievo ce n’è uno datato luglio che mi sta particolarmente a cuore. Ecco cosa abbiamo potuto leggere a riguardo sulla stampa scritta: “...lanciare una campagna di promozione per l’inserimento dell’italiano come materia curriculare integrata all’orario scolastico. È una campagna che si svolge a livello canadese, sotto la direzione dell’Ambasciata, la cui particolarità è quella di voler coinvolgere le famiglie italiane che hanno tutto il diritto di richiedere con forza che l’italiano sia insegnato nelle scuole frequentate dai loro figli». Suddetta campagna, intanto, ha già mosso i suoi primi passi; e se la semina è buona darà di certo anche un buon raccolto.

Mercoledì 17 dicembre al Centro Leonardo da Vinci c’è stata una riunione dove, se da una parte ho notato una numerosa presenza di insegnanti, d’altra parte ho notato pure una mancanza assoluta di genitori; la mancanza, cioè, di quei nuclei familiari che dovrebbero essere i protagonisti della scena. Tra gli insegnanti ce n’erano non pochi giunti di fresco dall’Italia; uno di questi, disorientato forse dalle contrastanti opinioni che hanno dominato il dibattito di routine, si è chiesto se non si trovasse lì nelle vesti del proverbiale «ingenuo del villaggio» . A lui, e a quanti che come lui avessero avuto delle perplessità sulle pieghe che ha preso la discussione quella sera, mi permetto di scrivere quanto segue. L’esigenza che si avverte oggi di dare una notevole svolta all’insegnamento dell’italiano affonda le sue radici nel passato; pertanto merita di essere ben valutata perché si inquadra proprio nell’ambito di quegli eventi sociali che, per camminare al passo coi tempi, necessitano di ragionevoli aggiornamenti…anche se a volte le accorate tradizioni contrastano con le vedute della ragione. Le scuole di italiano del sabato mattina furono istituite dal mitico Mons. Andrea Maria Cimichella nel  lontano 1958. A quei tempi le scuole si identificarono con le stesse parrocchie da cui vennereo curate e portate avanti fino ad inizio anni ’70. Ricordo che nei miei primi anni di insegnamento, agli sgoccioli degli anni 60, nella prima domenica di ottobre si usava celebrare, nella chiesa della Madonna di Pompei, una «Santa Messa degli insegnanti di italiano». Con la fondazione del Picai, 1975 o giù di lì, le scuole del sabato mattina passarono sotto la gestione di questo Ente…e lo sono tutt’ora…e il Picai le sta gestendo ancora oggi in maniera perfetta ed esemplare; se così non fosse ne avrei forse un pò colpa anche io ed ogni altro mio collega insegnante. C’è, però, un’increscioso dato di fatto che va preso in considerazione; le scuole del sabato fanno registrare una notevole mancanza di iscrizioni che va aumentando di anno in anno sempre più; è appunto per questo che già una diecina di anni fa un gruppo di insegnanti  decise di fare integrare la lingua italiana nelle scuole pubbliche; e fu così che la nostra lingua divenne materia curriculare in ben quattro istituti scolastici; ci volle del tempo, ma suddetti insegnanti riuscirono a farlo armati solo (stando alla versione ufficiale dei fatti) di determinazione e buona volontà! E di conseguenza è sempre in ragione delle poche iscrizioni ai corsi del sabato, e solo per questo, che si vorrebbe tentare il colpo di fare integrare l’italiano nel maggior numero di scuole pubbliche possibile; ed è questa l’unica ragione della campagna pro integrazione promossa sotto la direzione dell’Ambasciata.

Più sopra accennavo ad un altro fatto che mi ha un pò deluso assistendo alla riunione del 17 dicembre: la mancata convocazione dei genitori a cui spetta il compito di chiedere l’integrazione dell’italiano, tramite lettera, alle direzioni scolastiche frequentate dai figli. Prima di continuare vorrei chiedere il «dammi cinque» al giovane insegnante di cui sopra, nei cui panni mi trovo adesso anch’io dopo un mezzo secolo di emigrazione. Dopo di che mi chiedo come mai ci si è preoccupati di convocare gli insegnanti sì e i genitori no? Non si sarà forse partiti col piede sbagliato? A rischio di far pur’io la figura del sempliciotto del villaggio vorrei ricordare che a Garibaldi bastarono mille volontari per fare l’Italia e metterla, prima ancora di unificarla completamente, nelle mani del suo re a Teano senza reclamare né poltrone né interessi personali. Qui da noi basterebbero pure la metà di quei mille per portare i genitori a conoscenza dei loro diritti, sensibilizzarli in tal senso, raccogliere le loro lettere e portarle alle relative direzioni o commissioni scolastiche. Qual’ora non si avessero le dovute soddisfazioni…ci si potrebbe servire dell’esempio, o ricorrere alla stessa determinazione, di quel gruppo di insegnanti di una diecina di anni fa. Per affermare simili valori ancestrali, piuttosto che dalla ragione, lasciamoci guidare dal cuore, e quei sogni stagliati all’orizzonte non tarderanno a divenire realtà!

Detto questo, nella mia ingenua visione dei fatti, per integrare l’italiano nelle scuole troverei più adatto allo scopo una semplice campagna basata su di un volontariato incondizionato; ragion per cui perché non lasciarsi trasportare dal cuore e andare lì dove lui ci porta? Naturalmente, e a scanzo di equivoci, se proprio proprio si impone la necessità di un nuovo ente ad hoc, da Teano me ne salgo su a Bezzecca ed «obbedisco!»…da buon Giuseppe storico, se non proprio da uomo -giusto o sognatore- biblico. 

vendredi 19 décembre 2014


Maria Ausiliatrice:  30 CANDELINE!

Sono 30 le candeline su cui soffiano questo 22 dicembre i fedeli di Rivière des Prairies. Sembra ieri, eppure sono già trascorsi ben trent’anni da quel 1982 allorché padre Romano Venturelli vedeva benedire la chiesa della sua Missione Maria Ausiliatrice, da lui fortemente voluta in quell’allora neonascente quartiere comunitario a nord est di Montreal. Ormai gli alberelli piantati a suo tempo lì vicino sono cresciuti ed hanno superato in altezza lo stesso edificio. Anche i figli di quei primi abitanti della zona sono cresciuti e fatti grandi: sembra ieri, ma è già passato il tempo di una generazione da quando il richiamo della Maria Ausiliatrice ha cominciato a confortare il cammino della nostra gente in terra emigrante accompagnando con fede le sue speranze. Con particolare orgoglio mi permetto di dire che c’ero anch’io all’epoca e continuo ancora oggi a vivere la sua vita e quella mia stessa all’ombra della sua protezione. Nata parrocchia con padre Romano, è divenuta via via casa con padre Giuseppe Costamagna, famiglia con padre Luc De Montagne;  e adesso va sempre più divenendo  una comunità cristianamente attiva col nuovo parroco padre Jean Pierre Couturier che, pur non essendo di origine italiana, si è  alacremente immerso anima e corpo nella nostra italianità.

Ad inizio anni 70 un mio caro amico, purtroppo prematuramente scomparso, aveva comprato una delle prime case costruite nella zona. Andandolo a trovare gli dissi scherzosamente: «Ennio, ma proprio nel bosco dovevi venire a comprar casa?»; e lui mi rispose: «Ah Peppi, tu non immagini che grande centro cittadino diventerà questo quartiere fra qualche annetto!»; e così disse e così è stato. Le prime famiglie rivierane di allora vennero prese sotto la cura spirituale di due salesiani di don Bosco: padre Giovanni Faita e padre Romano Venturelli. Il 18 novembre del 1973 il mitico Mons. Andrea Maria Cimichella, benedicendo il «Centro Italiano di Riviere des Prairies» da quei missionari fondato, ebbe a dire che quel piccolo seme avrebbe dato grandi frutti in un futuro non lontano; e così disse e così è stato. Il previggente intuito del mio amico Ennio e le profetiche parole di Mons. Cimichella oggi non sono altro che una eloquente realtà di fatti compiuti. Ritornando a quei giorni, in mancanza di una chiesa la Santa Messa veniva celebrata nella casa dei coniugi Renzo e Alda Viero. Con decreto del 19 marzo 1982 l’Arcivescovo di Montreal Mons. Paul Gregoire sanciva la fondazione della parrocchia Maria Ausiliatrice; ed intanto il 16 ottobre dello stesso anno veniva data la prima palata di terra per la costruzione anche di una chiesa parocchiale. La costruzione della nuova casa del Signore venne affidata alla compagnia edile Chemteck Construction il cui presidente, Michele Sangregorio ne eseguiva i lavori. Venne fondato pure un comitato finanziario, sotto la presidenza del sign. Gerolamo Argento, incaricato di una raccolta fondi per il finanziamento dell’impresa che veniva completata e solennemente benedetta nel 1984…esattamente  il 22 dicembre di 30 anni fa!

La linea semplice della struttura architettonica, di corrente postmoderno, è serenamente arricchita dai mosaici delle vetrate che rompono il silenzio della navata, riempiono lo sguardo di colori ed invitano alla preghiera e alla meditazione. Le sei centrali parlano dell’Incarnazione e della Redenzione; quelle laterali rappresentano Maria di Nazaret, Maria Immacolata, Maria Assunta e Maria Ausiliatrice; ci sono altre minori sulle fiancate laterali e sulla stessa facciata: queste e quelle sono tutte opere di Matteo Martirano…che moriva mentre stava ultimando quella della cupola al di sopra dell’altare; sul portone di entrata, infine, si può ammirare un altro mosaico, eseguito da Luigi Scapino, rappresentante il «sogno di don Bosco»: la nave della Chiesa ancorata tra le colonne della salvezza simboleggianti l’Ostia consacrata e Maria Ausiliatrice. Fiore all’occhielo di ogni chiesa è il campanile; quello della nostra, nella sua originale e snella forma geometrica, raduna la gente in preghiera col richiamo di quattro campane così dedicate: a Cristo, a Maria Madre della Chiesa, a don Bosco e a san Domenico Savio. Esse sono il paterno regalo di Giovanni Venturelli fatto al suo grande figlio padre Romano! Era ancora parroco padre Giuseppe Costamagna allorché la sezione dell’altare e del presbiterio prese l’aspetto solare che ancora oggi attira il nostro sguardo; la pavimentazione fu rinnovata in legno; mentre un gioco di luci, provenienti da pannelli laterali, vanno a rifrangersi su di un giallo sole che fa da sfondo al tabernacolo e, con i suoi raggi  luminosi, condivide la gioia del Risorto. Per la circostanza venne fatto un altro significativo regalo alla Maria Ausiliatrice: è quell’organo che ormai da anni accompagna  i canti della corale con le sue melodiche note; il singolare regalo venne offerto dal noto indistriale campopietrese Giuseppe Paventi, il fondatore della sempre più attiva JPMA Global.

Come già detto più sopra, una delle vetrate laterali raffigura Maria come ausiliatrice dei suoi figli in cammino emigrante; e vi pare che non venisse pure in soccorso di quella coppia emigrante che aveva progettato la sua nuova casa nel nascente quartiere rivierano? In quel lontano 1983 gli architetti Giovanni Palumbo e consorte Anna Saroli, per presentare in tempo i disegni della nascente chiesa, avevano rinunciato ad un volo per andare in vacanza; l’aereo su cui si sarebbero duvuti imbarcare fu abbattuto per ragioni  ancora sconosiute; dei presenti a bordo non si salvò nessuno…un miracolo, quindi,  che ben rispecchia il nome di battesimo della nostra chiesa in Riviere des Prairies, a cui esprimo i più cari auguri di Buon Compleanno!  

jeudi 4 décembre 2014


SOTTO A CHI TOCCA

Chi seguiva i miei articoli in “xxi-secolo”  ricorderà di certo il motto latino “res non verba” di cui parlavo in occasione del 125mo della cittadina di San Leonardo. Queste vecchie sagge parole, infatti, rappresentano quasi la parola d’ordine di detta municipalità tutta italiana…stampate così come sono su quello stemma comunale. Fatti dunque e non parole, perché quelli restano e queste se ne vanno via col vento; fatti e  non parole anche nei nostri impegni sociali affinché le nostre parole non  siano voci nel deserto. Voci nel deserto potrebbero diventare quei tanti incontri che si organizzano per sensibilizzare la gente su determinate iniziative allorché poi, senza fatti concreti…passata la festa gabbato lo santo; voci nel deserto, per esempio, potrebbero risultare i due primi incontri sulla campagna a favore dell’integrazione dell’italiano nelle scuole pubbliche, se non li concretizziamo con l’azione; sarebbe un vero peccato se lo spirito con cui sono stati organizzati  fosse quello di una semplice lavata di faccia o una rituale routine a sfondo accademico.

Se mi permetto di ritornare sull’argomento è per chiedermi e per chiedervi da chi e come l’appena iniziata campagna in proposito debba essere continuata affinché sì nobile sogno non resti nel cassetto. Innanzi tutto, e naturalmente, dovremmo continuare a pedalare noialtri che la bicicletta l’abbiamo voluta. Ed allora, noi che il 24 ottobre e il 16 novembre siamo andati a tributare o a ricevere applausi, prima al Centro da Vinci e a quello Santa Famiglia poi, cerchiamo di coinvolgerci pure in  fatti pratici per non essere di quelli che predicano bene e razzolano male. Quanti sono gli Enti e quante sono le Istituzioni volute e sovvenzionate dal governo italiano per venire incontro alle necessità e ai diritti degli italiani all’estero? Fra tutti questi penso che dovrebbe pur esserci qualcuno  o qualcuna che, avvalendosi delle proprie responsabilità, potrebbe prendere a cuore il futuro linguistico dei nostri figli e supportare la causa in questione. Tanti e tante sono pure i sodalizi e le associazioni di stampo paesano che si vantano di mantenere vivo il nostro folclore, attive  le nostre tradizioni, nonché di dare un orientamento all’italianità dei figli. Il testimone di quali valori cerchiamo di mettere nelle loro mani, se ci tiriamo indietro  proprio ora che abbiamo l’opportunità di abituarli a parlare la nostra stessa lingua? Di conseguenza: almeno quelli che si fregiano dell’appellativo di «culturale» potrebbero dare l’esempio facendo il primo passo! Spesso e volentieri si scende prontamente in piazza per raccogliere firme e sottoscrizioni in favore di questa o quell’altra causa comunitaria o sociale che sia. Il futuro della nostra lingua, mi chiedo, non meriterebbe di essere presa in considerazione con lo stesso fervente entusiasmo? La campagna in questione, a mio avviso, è uno di quei valori che non dovrebbero avere né prezzo né frontiere. Ciò premesso sono particolarmente fiero di poterla sostenere in modo chiaro e trasparente, da milite non assoldato: come insegnante ho appeso la penna al chiodo, chi continua a scendere in campo è il Maestro Cuore…l’educatore di italianità!  Tutto sommato, inoltre, detta campagna dovrebbe essere super partes: al di là della riva bianca, al di là della riva nera; né dovrebbe esserci il signor capitano a dire «tu soldato non sei dei miei». Qualora dovessero esserci vessilli a sventolare…io sono per la  nostra stupenda lingua italiana! E beh sì, ecco qui oltre che alla prova del nove, addirittura un banco per provare di essere quegli onesti cittadini a servire la comunità e non a servirsi di essa.

Non so quando e non so come, ma sono pronto a mettermi in gioco a 360 gradi in questa semina che potrebbe dare, un indomani, buoni frutti alla nostra parlata dantesca. Mi dispiacerebbe comunque dover essere la solita unica rondine che lascia il tempo che trova. Se c’è qualche altro ben intenzionato a volere accompagnare il mio cammino, mi dia una voce ed insieme ci sarà più facile vedere da dove e come muovere i primi passi per poi continuare più speditamente la strada. Se su questo trampolino di lancio salissero pure gli enti, i sodalizi e le istituzioni comunitarie, allora sì che si avrebbe un intero stuolo di rondini…a far primavera.